Pompi Tiramisù: l'Italia che piace all'estero

Dal locale storico di Roma nato negli anni 60 il brand è arrivato fino in corea

Il viaggio del pacchetto monoporzione di Pompi Tiramisù comincia da lontano, ma attraversa decenni e confini senza perdere la direzione.  Simbolo di quella eccellenza italiana di imprenditori che preferiscono fare e poi, se mai, dire. L’azienda nasce nel 1960, quando Giuliano Pompi prende in gestione l’ormai storico locale nella centralissima via Albalonga, a Roma. “Era la  classica cremeria, latteria e caffetteria di quei tempi, principalmente da asporto”, raccontano i figli e attuali titolari dell’attività, Cinzia e Roberto Pompi. “Siamo praticamente nati in bottega – proseguono – e fin da piccoli abbiamo vissuto, quasi respirato, la vita di negozio e l’esempio di nostro padre, che con sacrificio e passione ha fatto crescere la sua attività”.

La fortuna del locale si costruisce sull’attenzione al cliente, la cura dei dettagli ma soprattutto la capacità di ricerca e innovazione di Giuliano che decide di interpretare in maniera personale il tiramisù, con un successo immediato. Quella stessa ricerca, innovazione e attenzione alle materie prime (Giuliano aveva scelto esclusivamente mascarpone lombardo e biscotti di Novara), che ha continuato a guidare l’impresa. Nel 1990 il locale di via Albalonga passa da 70 a 110 metri quadri e poi, nel 2006, si arriva a 300 metri quadri di sola somministrazione, con 110 posti a sedere e 44 persone al lavoro.

Con il tempo i locali nella Capitale e nella regione aumentano, fino a diventare otto. Ed è recentissima la svolta internazionale, con l’inaugurazione di quest’anno in alcuni department store di Seul, “perché sa – spiega Roberto – a Roma molti turisti stranieri frequentano i nostri locali, qualcuno è rimasto particolarmente colpito e ha voluto esportare il nostro format”. Il cuore dell’offerta Pompi è il tiramisù monoporzione in tutte le sue varianti, ma anche pasticceria e gelateria, cento per cento artigianale e made in Italy.

“Abbiamo realizzato un laboratorio a 15 chilometri da Roma dove produciamo con materie prime rigorosamente selezionate e sperimentiamo ininterrottamente, dalle varianti alla nocciola, alla fragola, alla versione senza glutine. Facciamo il caffè a mano. Con quello che produciamo riusciamo a rifornire tutti i nostri punti vendita, aumentando la manodopera nei picchi di maggiore richiesta”. Una delle attività prevalenti della famiglia Pompi è quella di perseguire il massimo livello qualitativo, in tutta la filiera del valore, dalla produzione al consumo dei propri prodotti. Le attività operative sono state certificate secondo gli standard europei di settore, così come sono stati definiti gli standard di prodotto. Per crescere anche all’estero, Pompi Tiramisù ha studiato diversi format in franchising e ha deciso di partecipare per la prima volta al Salone del Franchising di Milano. “Ci sembra la finestra giusta per affacciarci sul mercato del Nord Italia e del Nord Europa”, commenta Cinzia. 

Oggi l’azienda fattura mediamente oltre 1 milione all’anno. I format per il franchising sono diversi a seconda del mercato di riferimento:  Pompi Boutique, di circa 40 metri quadri, che punta principalmente al take-away con fee di ingresso di 30mila euro più Iva; Pompi Store, di 70 metri quadri ,con offerta ampia e fee di ingresso di 45mila euro più IVA; Tiramisù Mobile (street food) nella forma di ape con un'immagine particolarmente curata e fee di ingresso di 10mila euro.

Passione, ricerca, dedizione, ascolto del cliente: nessun ingrediente è segreto in questa impresa made in Italy. Ed è quello che cercano nei nuovi affiliati.

 

 

 

 

 

Guarda la panoramica a 360° del punto vendita Pompi tiramisù

Clicca sulla foto, muovila ed entra nel punto vendita Pompi Tiramisù

Interviste di Elena Delfino, foto by Daniele La Monaca
<<< 
TORNA ALLE STORIE D'IMPRESA